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Mexico
di Lorenzo

7000 morti nel 2010, almeno fino ad oggi . Decine di morti ogni giorno in quella che, un tempo, si poteva chiamare Repubblica federale del Messico. Quello che rimane oggi è un Narcostato con una guerra intestina capace di far paura al cittadino onesto sino al presidente più corrotto: tutti hanno il terrore di una violenza che cuce visi sui palloni da calcio e appende manifesti per esaltare le proprie gesta omicide. Lo spaccio di droga ha invaso ogni quartiere, ogni città del popoloso paese del centro america rendendolo incapace di reagire, di dare una svolta al protrarsi di una situazione sempre più inquietante. Ex corpi speciali honduregni che entrano nel conflitto a fianco della malavita, polizia corrotta a livelli endemici, sparatorie quotidiane persino dentro i centri di recupero per tossicodipendenti : benvenuti nel far west, anzi a mio modesto parere in qualcosa di molto più crudele e spaventoso.
Non si parla più di epoca precolombiana, di grandi civiltà figlie dell’astronomia di spiagge incontaminate e cucina piccante : la cronaca nera vige incontrastata nel paese di Zapata. Il tutto mentre l’ingombrante  vicino di casa, Mister Numero Uno al mondo meglio conosciuto come Zio Sam  negli ultimi mesi ha saputo solo alzare il muro di separazione che divide i due stati e controllare accanitamente la frontiera per fermare gli ingressi degli immigrati: il buon vecchio dito per tappare la falla della diga.
Sono anni che la situazione peggiora ma la soluzione non sembra solo lontana ma sempre più improbabile. Un risveglio mistico della classe politica? Un intervento stile Iraq? Attendo vostri consigli perchè io, a questo punto, non so più cosa aspettarmi.
 



E quindi?
di Lorenzo

Riporto in forma sintetica la "frase del peccato"  costata le dimissioni al presidente della repubblica tedesca Horst Kohler durante un'intervista radiofonica :" Un Paese delle nostre dimensioni, concentrato sull'export e quindi sulla dipendenza dal commercio estero, deve rendersi conto che gli sviluppi militari sono necessari in un'emergenza per proteggere i nostri interessi, ad esempio per quanto riguarda le rotte commerciali o per impedire instabilità regionali che potrebbero influire negativamente sul nostro commercio, sull'occupazione e sui redditi». Subito piovute pesanti critiche ai danni del presidente da parte di tutte le parti politiche compreso le istantanee distanze prese dallo stesso ministro della difesa tedesco. Prevedibilmente, anche se a solo un anno dalla sua rielezione, il presidente (con ruoli analoghi al nostro Napolitano) si è dimesso a causa delle pesanti critiche di cui è stato oggetto lamentando una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Questa è la cronaca, quello che il Corriere della Sera * titolava come Gaffe sulla missione in Afghanistan evitando, se non nel titolo dell'articolo, di esprimere una propria opinione. Io, libero da vincoli, la mia opinione voglio invece esprimerla a gran voce su un argomento a me tanto caro. Basta con l'ipocrisia, basta con il bieco politically correct che in nome di un buonismo massificato cela la realtà qualsiasi essa sia. Rileggete la frase incriminata, analizzate ogni singola parola e scovate la gaffe. Riusciti?! Se la pensate come il sottoscritto non c'è proprio niente da trovare semplicemente perchè, che piaccia o no, quello che il presidente tedesco aveva detto è la verità: è il perchè delle forze armate, delle missioni all'estero, della lotta per la supremazia mondiale. La Germania, come ben dice Kohler, sa benissimo perchè combatte come lo sappiamo noi italiani, i francesi e così via. Non c'è niente di strano, niente di grave e tantomeno niente da comportare delle dimissioni..anzi sarebbe opportuno che questo concetto fosse ben sbandierato e non definito in maniera così grottesca "Gaffe". L'ennesimo gioco linguistico, giro di parole, aria fritta utile solo per non scottare palati troppo sensibili. E la colpa maggiore non va a chi affabula ma a chi accetta questa quotidianità, questo svuotamento delle oggettive condizioni geopolitiche per sentirsi meglio, più tranquillo e disincantato. La guerra del resto la facciamo per " aiutare le popolazioni in difficoltà".



*  http://www.corriere.it/esteri/10_maggio_31/germania-dimissioni-presidente_453434e2-6cae-11df-b7b4-00144f02aabe.html




Sempre la forza, sempre...
di Lorenzo


E' ancora troppo presto per tirare le fila ma l'attacco israeliano nei confronti del convoglio di pacifisti che simbolicamente cercava di raggiungere Gaza ha molti punti oscuri. Ancor prima che arrivino le più disparate illazioni vi sono alcuni punti che dovrebbero farci riflettere. Un attacco in acque internazionali, un assalto da guerra concluso purtroppo con un bilancio di di guerra e l'opinione pubblica in subbuglio. Il tutto con le navi partite dalla Turchia con la quale Israele lavora ultimamente per creare un abbozzo di diplomazia con un paese islamico. Se non ci fossero delle vittime si potrebbe tranquillamente definire un vero e proprio paciugo, purtroppo dobbiamo definirlo tragedia. Tantissime coincidenze che lasciano supporre movimenti dietro alle quinte impossibili da decifrare tanto più per la redazione del Rospo.it anche se qualche particolare filtra. Filtra il fatto che la marina israeliana difficilmente sbaglia così clamorosamente (se di errore si tratta ), che i soldati professionisti  non si lasciano sorprendere facilmente da civili arrabbiati e che nelle procedure dei corpi d'assalti si contempla la possibilità di non fare vittime proprio in situazioni difficili. Le granate accecanti e stordenti sono ben rodate e le arti marziali dei soldati sono ai livelli più alti: 20 vittime sembrano davvero tante per una operazione del genere. L'attacco in acque internazionali ha poi dell'incredibile: perché attirarsi ancor di più addosso la critica internazionale quando si sarebbe potuto aspettare al varco il convoglio pacifista?! E poi ancora, Obama aspetta il primo ministro israeliano: quale biglietto da visita vuol essere questa strage degli innocenti?! Non sarebbe bastata un'azione dura (affondamento flotta pacifista e tutti a casa su una bagnarola) per evitare clamore e assicurare l'isolamento di Gaza? Come vedete sono troppi interrogativi, troppe questioni che difficilmente saranno risolte nella loro totalità in particolare andando a studiare forse il più difficile caso geopolitico del mondo. Resta la certezza della violenza, dell'uso della forza sempre e comunque al quale Israele difficilmente si sottrae. E sottolineo il personale distacco da un'eventuale analisi morale, semplicemente ricordo come il paese di David risolva spesso i suoi problemi. Una durezza inflessibile che non si ferma davanti a niente, forse questa è la sua forza..o forse come qualche commentatore ha appena detto vedendo le confuse immagini dell'attacco la sua maggiore debolezza. 




Ancora uno dentro grazie
di Lorenzo

Occupandomi sul Rospo.it di argomenti riguardanti l'enorme settore denominato "difesa" non posso non evidenziare uno degli aspetti più grotteschi che il nostro paese, e in particolare la nostra democrazia, affronta ogni giorno. Se prendiamo infatti il termine difesa comprensivo della sicurezza interna allo stato non si può non andare a vedere come l'Italia si comporta con chi, almeno a livello teorico, mette in pericolo la stabilità dello stato stesso e per questo viene costretto alla prigione: i detenuti. Una categoria di persone, si proprio di esseri umani come noi , che si trova in una situazione di per se stessa difficile ma che nel Belpaese assume contorni veramente drammatici a causa della mancanza di spazio che determina una costrizione fisica al limite della sopportazione. La probabile frustrazione per una condizione poco invidiabile  diventa rabbia quando il sovraffollamento rende i 1140 posti disponibili "comodi" per i 1664 che in realtà vi si trovano. E la Liguria da cui abbiamo tratto questi dati non è di certo la regione messa peggio.A poco servono le parole di chi non lamenta il problema paventando il discutibile "se lo sono meritati" o "la prossima volta si fan furbi" perché la detenzione, almeno a livello teorico, dovrebbe essere una procedura riabilitativa e non di solo di condanna ed esclusione sociale. Stipare le carceri con 9/10 detenuti in pochi metri quadrati non solo non è umano ma rende le condizioni di vita dei detenuti talmente deprimenti che i suicidi nelle carceri italiane stanno diventando quasi routine, secondo www.ristretti.it (e vi consiglio vivamente di farvi un giro su questo sito )dall'inizio del 2010 ci sono stati 23 suicidi. Morire di carcere è la sezione che questo sito dedica all'argomento, un titolo raccapricciante se, ancora una volta, pensiamo al RECUPERO che queste strutture detentive dovrebbero garantire. Le scusanti per la situazione carceraria italiana sono milioni ed ognuna andrebbe approfondita per cercare colpevoli e vie d'uscita  ma rimane il fatto, ineludibile quanto tragico, che la difesa del nostro stato uccide proprio chi invece andrebbe aiutato e lo fa all'interno delle proprie strutture.Inquietante! 






Senza remore
di Lorenzo

La Francia, da sempre aggressiva nel suo proporre armamenti nelle gare d'appalto internazionali per l''acquisto di armi , ha fatto il grande passo. I nostri cugini "sbarcano " a tutti gli effetti nel mercato russo della difesa con uno dei prodotti di punta dell'industria cantieristica nazionale: nave Mistral giunta dai famosi cantieri di S.Nazaire. Con "soli" 750 milioni di dollari al pezzo, un mostro da 200 metri di lunghezza con notevoli  capacità di carico e trasporto di mezzi da sbarco ( e la mente corre inevitabilmente al recento conflitto in Georgia), Putin and Co vedono probabilmente accrescere ulteriormente le potenzialità offensive dei reparti anfibi russi senza disdegnare il forte know-how che un acquisto del genere comporterebbe per le industrie russe*. Si tratterebbe, ed è qui che casca l'asino, del primo acquisto di grande importanza che il gigante russo farebbe all'estero in un campo, quello dell'industria navale, tradizionalmente capace di far fronte alle esigenze operative del governo. Ma con una forte crisi economica che aggredisce persino il settore della difesa perde peso il patriottismo tutto francese e russo in quanto ad acquisti all'estero: sembra infatti che dietro questi accordi vi sia non solo l'aspetto prettamente strategico quanto la necessità di far respirare da un lato i cantieri francesi sempre più a corto di lavoro e dall'altra la speranza di colmare, almeno in parte, l'enorme gap accumulato dall'esercito russo con le forze Nato. Insomma uno scambio di cortesia all'insegna del politically scorrect con le perplessità delle industrie della difesa europee, che sotto sotto si mangiano le mani per aver rispettato il tacito accordo di non esportare tecnologia ritenuta strategica ai paesi considerati pericolosi, e dall'altra Zio Sam che se non si preoccupa per la vendita  ai russi si spaventa conscio che il prossimo passo delle industrie delle armi possa esser rifornire la Cina. Un passo ancora lontano ma che risveglia gli appetiti di questo settore economico desideroso di espandersi su tutti i fronti.
Basti pensare alle industrie della difesa del nostro  paese che, comunicato ufficiale dell'otto aprile corrente anno targato Fincantieri, sogna di entrare a pieno titolo nell'allettante mercato della difesa indiano impostando la seconda unità di rifornimento di squadra per la marina militare indiana nella speranza di accaparrarsi altri succulenti contratti magari più incisivi...il tutto nei cantieri di Sestri Ponente che per la prima volta costruiranno una nave da guerra tutta per se. Per l'azienda, sempre dal comunicato stampa, "si tratta di esprimere la volontà dell'azienda di mantenere il carico di lavoro in tutti i siti produttivi" per noi si tratta di un importante novità per la "rossa" Genova. Se sia positivo o meno lo lascio considerare a voi. 

 

* si consideri che nelle intenzioni degli acquirenti ben tre navi sulle ipotetiche quattro da ordinare sarebbero da costruirsi nei cantieri russi.




1500
di Lorenzo

Sembrerebbe questa la cifra di vittime "taliban" da parte del nostro contingente in Afghanistan(*). La nostra missione di pace prosegue nella sua lotta quotidiana, nella sua guerra guerreggiata con la benedizione dei nostri governi, del nostro sistema-paese e della nostra cultura. Però basta! Però basta utilizzare questo termine così superfluo, così ingentilito per non far storpiare il naso agli elettori, ai comuni cittadini, a noi tutti. Basta prenderci in giro, smettiamo di ascoltare solo quello che ci piace, che ci fa sentire bene, che ci lascia tranquilli davanti alla televisione o la domenica usciti da messa ed iniziamo ad accettare la realtà di queste peace-keeper. Di questi nostri ragazzi che, allenati e preparati a dovere, si lanciano in operazioni di guerra, in aree di guerra con armi da guerra e combattono la loro lotta ogni giorno cercando di portare a casa la pellaccia magari a discapito dei tanto noti taliban. Che poi quest'ultimi siano pastori-soldati, mujaheddin o semplici civili non interessa a nessuno; se dietro a questi scontri vi siano lotte tra clan per la spartizione dell'Afghanistan o battaglie per la sopravvivenza non è rilevante. Ancora una volta deve spuntarla la linguistica, la disciplina che studia il linguaggio e, in questo caso, lo lavora con abilità per indorare la pillola. Batto questo tasto, e lo batto con forza e probabile monotonia ma non sopporto l'ipocrisia di questo linguaggio, di questo velo trasparente che nasconde una verità che non vogliamo ascoltare perché...perché fa male. Non ci piace dover ammettere che combattiamo e se cadono i soldati in operazione son guai seri, diluvi di "torniamo a casa", "cosa ci stiamo a fare" e tanta tanta retorica che riempie giornali e talk show avidi di notizie forti per la sensibilità italica. Serietà, serve solo la serietà dell'accettarlo, di dirlo apertamente e prendersi le proprie responsabilità senza vergognarsi o cadere dalle nuvole. I soldati italiani spesso si trovano in situazioni di imbarazzo perché queste "guerre nascoste" non permettono di avere gli armamenti al 100%...elicotteri da guerra si ma senza missili, mitragliatori si ma solo piccole raffiche, bombardieri no però artiglieria da campo va bene e così, fatti contenti i più sensibili, si continua nella propria lotta magari senza gli equipaggiamenti idonei creando ancor più vittime (per assurdo un cattivo armamento rischia di far aumentare i morti da entrambi gli schieramenti) e problemi agli eserciti li inviati. Ci vergogniamo e di riflesso bistrattiamo le nostre truppe anche se, senza se e senza ma, siamo noi a fare la guerra, il nostro paese, la nostra democrazia.
(*) dato tratto da "Rid"  marzo 2010.




Che sia informazione?
di Lorenzo


Questa sera parto da questa affermazione che traggo da un articolo di Stefano Ferrario per Peacereporter e che, ancora una volta, scivola in quella che amo definire banalità del male. Banalità che fa male perché dice una bugia, perché illude tanti di noi con un leitmotiv che si sente spesso in giro ma che non ha fondamento scientifico. L'articolo parla di come sia "più conveniente il civile che il militare" e cosi si conclude: "È perciò ragionevole chiedersi: che benefici potrebbero avere i cittadini americani da una spesa di circa 600 miliardi di dollari se questi denari, invece che andare all'industria militare, si rivolgessero per spese interne alternative come la salute, l'educazione e l'ambiente?" A questa affermazione viene poi aggiunta una tabella che , si presuppone, dovrebbe chiarire con una improbabile comparazione il concetto sopra citato arrivando, e qui tocchiamo il cielo con un dito, ad affermare che con questi 600 miliardi di dollari si potrebbero creare quasi 20.000 posti di lavoro nel settore dei trasporti di massa invece dei miseri 8555 posti di lavoro creati nel settore della difesa.E quindi?! Veramente si crede che questa tabella "giustifichi" un cambio di rotta dell'industria militare? E poi siamo sicuri che questi posti di lavoro siano veramente solo 8555 per quanto riguarda il settore difesa? Mi permetto di criticare la faciloneria di un'analisi che non analizza gli aspetti politici dell'argomento. Analizzare il sistema difesa è, innanzitutto, esercizio politico che lascia per gli amanti dei numeri poco spazio. Il fiorentissimo mercato delle armi infatti oltre ad una componente economica da non sottovalutare è soprattutto lavoro di diplomazie. Le vendite e l'acquisto di armi sanciscono scambi commerciali, iniziative diplomatiche, comunità d'intenti e alleanze di fondamentale importanza per qualsiasi paese che voglia entrare nel circolo delle potenze economiche.E con questo non faccio un plauso a chi ne faccia parte ma semplicemente chiarisco un particolare che al nostro autore sfugge. Vendere 91 elicotteri d'attacco alla Turchia non significa solo enormi entrate economiche per l'industrie della difesa ma garantisce il nostro appoggio politico all'entrata della Turchia nella UE. Penetrare nel mercato indiano con la vendita di una nave rifornitrice di squadra è una goccia nel mare degli investimenti che questo apripista avrà, e per tutti i settori non solo quello della difesa. Per non parlare del tour della Cavour che con una mossa che il nostro autore probabilmente definirebbe anti economica (la missione di soccorso ad Haiti costerà molto caro alle casse dello stato ben di più che un intervento probabilmente più incisivo con i classici interventi) impone al mondo la "bontà" del made in italy sotto forma di moderna portaerei. L'analisi etica, per quanto apprezzabile, non dovrebbe però dimenticare gli aspetti pratici e concreti di un settore tanto complesso quanto ricco di sfumature. Criticare sterilmente il settore della difesa non aiuterà di certo a combattere lo strazio che gli armamenti portano nel mondo ogni giorno. 
Il link all'articolo: http://it.peacereporter.net/articolo/20215/USA%3A+il+civile+pi%F9+conveniente+del+militare




Coviamo tutti il nostro alien
di Lorenzo



Abbiamo paura. Abbiamo paura di viaggiare dal settembre 2001 o per lo meno di farlo tranquillamente. Abbiamo paura di non avere un futuro, giovani e non, in una società che striminzisce sempre di più le opportunità di lavoro e scelta di carriera. Abbiamo paura di osare, di sognare e impegnare anima e corpo per realizzarci visto che il mondo intorno a noi è pronto a criticare e distruggere senza mezzi termini ogni iniziativa più o meno "sfrontata" . Aprire una propria attività in piena crisi!? Folle! Finanziare dottorandi in filosofia?! Uno spreco! Investire nella ricerca?! No grazie proprio non possiamo permettercelo.Figli ?! E come li sfamiamo. E poi per quale futuro metterne al mondo?!  Una crisi globale che mette in ginocchio non solo l'aspetto economico del nostro mondo ma quello, ben più difficilmente guaribile, della morale. Ecco il vero scontro di civiltà, quello che Samuel Huntington aveva descritto suscitando un diluvio di critiche (sarebbe bene leggerlo prima di criticarlo è una lettura importante ed in questo momento storico direi didattica) che non era poi così lontano dalla realtà,  semplicemente era sbagliato l'avversario che lo studioso ci anteponeva . Huntington era stato ottimista:  l'avversario dell'occidente è..l'occidente. Un avversario ben più infido e capace di mille eserciti infatti ci si para davanti:  un avversario capace di insinuarsi nelle nostre menti e nella nostra quotidianità con la dolcezza di una dolce morte, un assideramento culturale che ci culla verso l'indifferenza. Un'indifferenza che appare utile per salvaguardarsi ma che nasconde in realtà una profonda debolezza di chi, inerme, spera così di difendersi : un riccio che non si rende conto di aver le spine anche al proprio interno e nell'atto di chiudersi su se stesso per l'estrema difesa si ferisce mortalmente. L'incapacità di sognare, di osare e di esporsi in prima persona rende la nostra società sempre più povera incapace di reagire aggrappata ad una speranza che, se non alimentati dalla freschezze di novità e investimenti più o meno redditizi , si inaridisce di giorno in giorno. La geografia diventa inutile, con tre anni di scuola si è pronti per il lavoro, la storia si può elidere e cosi via. Sintomi gravi di uno stato di prostrazione forzata verso un'economia selvaggia che spazza via tutto ciò che non rende tanto e subito. Non piace, ma incominciamo tutti ad accettarlo visto che l'alternativa è uno scontro che nessuno sembra volere/poter permettersi. Riflettiamo su queste banali considerazioni, spendiamo un minuto per capire a che punto del processo siamo, aiutiamoci ad uscire da questo circolo vizioso perché le conseguenze di una dormita collettiva potrebbero essere fatali. La storia ha più volte incoronato emblematici personaggi come suoi portavoce per ben ricordare questi periodi: siamo vulnerabili ed è ora di accettarlo. A noi la scelta sul come comportarsi, la responsabilità grava sulle spalle di tutti noi, nessuno escluso. 




Dai, gioca sicuro
di Lorenzo

Ebbene si. Nonostante le famiglie distrutte, lo strozzinaggio dietro l'angolo e la disperazione di chi, avventatamente, si brucia l'intero stipendio inseguendo questa chimera il nostro stato si sente in dovere di fare quest'avviso. Peccato che questo simpatico avviso è un piccolo piccolo avvertimento rispetto al bombardamento a tappeto che, proprio lo stato, sponsorizza. Riflessioni nate dopo qualche mese di pubblicità subita passivamente attendendo il treno per tornare a casa. Un messaggio al quale non puoi dire di no trovandosi in posizione strategica proprio per attirare i pendolari: un bello schermo gigante con volume altisonante e la pubblicità è servita. Se a questo aggiungiamo il messaggio che viene lanciato eccoci, ancora una volta, nell'assurdità di uno stato assistenzialista che si fregia della sanità per tutti e nel frattempo invita i suoi cittadini a rimpinguare le casse dello stato con il gioco. E le macchinette mangiasoldi? Quelle che con tutte quelle luci sembrano alberi di natale impazziti? Si era persino pensato di toglierle per un periodo ma..niente paura gestori e stato hanno fatto a metà ed ecco magicamente che le macchinette accusate di ogni male sulla terra ritornano alla carica con bar striminziti ma raggianti nel loro sfoggiare un paio di queste slot machine versione "da strada". Gratta e vinci? Non ne parliamo basterebbe vedere le spalle dei cassiere dell'autogrill per contarne diverse decine per soddisfare ogni palato. Del resto perché non tentare la fortuna basta addirittura un solo euro, come un quotidiano per intenderci. Non sono il moralizzatore incallito versione 2010 solo mi stupisco ancora, ecco la chiave di volta di questo sfogo, che si possa predicare bene e razzolare così male. Per carità la soluzione non sarebbe di certo la chiusura del gioco (di nuovi Al Capone non ne abbiamo proprio bisogno) ma sarebbe simpatico immaginare un messaggio più sano veicolato dall'informazione pubblica: " Chi gioca, perde sempre

 
Il beffardo logo di Gioco Sicuro, mi piacerebbe sapere cosa intendano per "Sicuro" 



Super Obama
di Lorenzo



Indici di popolarità in calo, promesse non mantenute, sconfitto a Copenaghen nel vertice sul clima, sconfitto nell'appoggio alla candidatura del suo paese per ospitare le Olimpiadi nonchè guerrafondaio per l' utilizzo continuo degli spietati droni* nei cieli afgani e pachistani...detta così  praticamente una sconfitta dietro l'altra. Il presidente tanto amato si è ritrovato fatalmente sulla graticola mediatica dopo l'annuncio fatto a West Point del nuovo modello surge versione Afgana che ha letteralmente scoperchiato il vaso di Pandora. Sapore di sconfitta dei tanti che, avventatamente ed ingenuamente, avevano dipinto Obama come il presidente benefattore caricandolo di troppe aspettative che non potrà mai realizzare. Impegnato in una lotta senza quartiere per la riforma sanitaria ( un enorme passo avanti per la civiltà americana ma che andrebbe letto con cura tanto per evitar di cader nell'utopia che sia simile al  nostro assistenzialismo) e strapazzato a destra e a manca per i vari conflitti nei quali gli Usa sono coinvolti, il presidente americano sta lavorando alacremente per ristabilire quella supremazia e quella credibilità che il nostro potente alleato stava perdendo. Sarebbe doveroso rendere quindi conto ai tanti, troppi desiderata che sono stati rivolti al presidente americano in una sorta d'improbabile rivisitazione del medievale re-taumaturgo che tutto guarisce e tutto risolve grazie al suo tocco divino. La guerra, per un paese che lotta per il predominio sulla scena mondiale, è linfa vitale: non sogniamo pace e amore da un paese che continuamente aumenta il budget della difesa (si proprio Obama ha aumentato ulteriormente gli stanziamenti per la difesa) ma aspettiamoci invece un ridimensionamento dei conflitti magari con maggiore attenzione verso azioni mirate meno mediatiche e più incisive. Speriamo si in una maggiore attenzione agli aspetti climatici, senza dimenticare però che tanti paesi hanno il diritto di far crescere le loro economie, auguriamoci un' incisiva diplomazia in Medio Oriente ben sapendo però che Nethanyau non smetterà di certo di costruire insediamenti illegali. Non perdiamo la ventata di aria fresca che l'elezione del primo presidente di colore ha lasciato nella storia ma cerchiam di non volere l'impossibile: sarebbe fatale!

* Obama ha dato maggiore libertà all'utilizzo di questi Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle)  mezzi senza pilota responsabili di molti attacchi mirati al confine tra Afghanistan e Pakistan. L'opinione pubblica si è divisa sull'utilizzo di queste armi che se da un lato tutelano i soldati stessi talvolta causano vere e proprie stragi per errori dovuti a mancate ricognizioni umane sugli obbiettivi.



Bombe e minareti
di Lorenzo

Sul referendum "minareti" in Svizzera sono stati versati fiumi d'inchiostro e reterica a go-go quindi no comment. Risulta invece interessante la sconfitta ancor più marcata, sempre tutta elvetica, del referendum sull'export di armi. Un testo "forte" che chiedeva la messa al bando dell'esportazione di materiale bellico promosso, come nel 1997 e con esito analogo, da una trentina di sigle tra i quali spiccano pacifisti, ecologisti e partiti di sinistra. Tutti i cantoni hanno respinto con una media del 68,2% il testo bocciando una proposta che, cinicamente, avrebbe rischiato di mettere in discussione più di 10.000 posti di lavoro senza contare l'indotto che vi ruota intorno. Positivo l'interesse democratico che l'argomento ha suscitato essendo stato presentato il referendum stesso grazie ad una raccolta firme che aveva superato abbondantemente quota 100.000 adesioni mostrando una sensibilità dei nostri vicini oggettivamente invidiabile grazie ad una consapevolezza che solo un paese di piccole dimensioni può raggiungere quando si tratta di argomenti sovra-nazionali. Sarebbe in effetti poco lungimirante non sottolineare l'importanza e la ricaduta che un referendum del genere avrebbe suscitato a livello internazionale e non tanto per l'inevitabile tam tam mediatico quanto per i risvolti pratici. Il referendum infatti avrebbe bandito lo stesso transito di armamenti sul suolo elvetico garantendo, almeno a livello etico, una completa dipartita dal circolo delle potenze dell'export militare andando a colpire tutto un circuito che vede attualmente la Svizzera se non ai primi posti indubbiamente in buona posizione nelle graduatorie sugli introiti generati dalle vendite di materiale militare (anche se queste classifiche sono oggettivamente poco attendibili). A questo va aggiunto il contributo della tecnologia (anch'essa bandita in caso di vittoria del Si) che nel bene e nel male sarebbe quindi rimasta "reclusa" solo nella Svizzera stessa senza quindi entrare in contatto con la globalizzazione delle vendite di armamenti. Basti pensare ad un'azienda come la Ruag svizzera storica produttrice di armamenti bellici che apporta modifiche a prodotti americani come l' M-109 o tedeschi come il Leopard 2 in caso di vittoria del Si avrebbe dovuto smettere di commerciare i propri upgrade personalizzati uscendo così da un mercato redditizio che i prima citati 10.000 posti di lavoro non tengono abbastanza in conto. Ecco il perché della facile vittoria del fronte del no che, a conti fatti, non ha potuto permettersi una scelta che avrebbe facilmente sconvolto nella sua interezza il mondo degli armamenti mettendolo in discussione rispetto alla fiorente industria odierna.


L'M-109 storico mezzo americano usato agli albori della sua produzione in Vietnam qui immortalato nella versione proposta dalla svizzera  Ruag : con il Si del referendum questa configurazione e sarebbe stata eliminata per sempre dai cataloghi internazionali. 



King of the Bongo !!!
di Lorenzo

Non amo le sfilate dei Vip e tanto meno la carta stampata quando da risalto ai personaggi noti che si alternano sotto i riflettori sul red carpet ma, puntiglioso come sempre, trovo pane per i miei denti sulle riviste patinate. Non riesco infatti a non soffermarmi sulla foto che immortala il simpatico e sorridente Ali Bongo Ondimba mentre si appresta ad uscire dalla prima della Scala con il seguito di guardie del corpo e paparazzi. Invitato dalla nostra Eni il presidente della repubblica del Gabon non perde l'occasione di apparire in una vetrina così importante e perché no con un bel bagno di notorietà nel Belpaese dove evidentemente il neo presidente ha importati estimatori.
Mi arrovello il cervello nel ricordarmi che il Bongo famoso che conosco io è il papà di questo simpatico ometto da teatro, è quello che ha "democraticamente" governato il Gabon per 40 anni con un nepotismo tanto spudorato quanto foraggiato da Francia ed Italia visto che la prima voce in capitolo delle esportazione di Libreville risponde al nome di petrolio. Ora torna il perché dell'omaggio dei preziosi biglietti della scala! Regime a partito unico, dopo proteste multipartitico con vittoria poco chiara il Gabon è schiavo della famiglia Bongo che si permette persino di farsi ritrarre in enormi gigantografie tanto care ai dittatori dove il faccione sorridente esalta il padre della patria che regala ai suoi figli atti di benevolenza gratuiti.
Cosi vicino ad oleodotti fiammanti è facile trovare strade sterrate piene di buchi, vicino a faraoniche residenze presidenziali ecco spuntare l'esercito di straccioni moribondi che lotta contro uno dei tassi più alti di disparità economica. Praticamente la solita tragica storia del martoriato paese africano ma non voglio inorridire ne scandalizzare, voglio solo esprimere quel vortice di pensieri che si crea nella mente quando, inavvertitamente, si guardano gli ospiti della famosa prima della Scala e si rimane, ancora una volta, inebetiti di fronte alla spudorata ed ipocrita quotidianità con la quale ci confrontiamo. Del resto non è forse l'Algeria del democratico Bouteflika ha venderci il prezioso Gas? Non siamo forse scettici europeisti nella politica interna e sfacciati alleati dell'entrata della Turchia in Europa? Diciamo che sono solo dispiaciuto e che ho voglia di... sputare il rospo!

Ali Bongo Ondimba Ali Bongo Ondimba alla Scala



Chi è Tatiana?!?

di Lorenzo


Avete presente lo skatch sulla persona di Tatiana della famosa combriccola di Zelig!? Non so bene perchè ma mi ha fatto venire alla mente la tragedia dell'uragano Katrina, dei troppi morti che questo uragano ha lasciato dietro di se e soprattutto dello strascico di critiche feroci che sono state rivolte verso le autorità competenti. Nonostante le ottime previsione degli  esperti centri meterologici americani, unici ad esser stati encomiati per la precisione delle loro previsioni,  si è arrivati impreparati di fronte all'appuntamento con venti a 220 km/h e precipitazioni bibliche (circa 380 mm di pioggia in poche ore) che hanno spazzato Florida e Louisiana. Sino a qui sarebbe tutto tragicamente "normale", una catastrofe ambientale contrapposta alla più grande potenza mondiale: praticamente uno scontro titanico nella quale si sarebbe aspettato ben altro risultato e invece..invece le autorità hanno glissato, hanno ritenuto domabile ed imbrigliabile la potenza dell'uragano e si sono trovati con gli argini che proteggevano New Orleans sfondati: cinquantratre brecce hanno letteralmente aperto la città allo straripamento del fiume Missisipi sfigurando la città per sempre. 1800 vittime all'incirca ( senza contare i dispersi che sarebbero secondo wikipedia addirittura 700) hanno trasformato Katrina nell'evento luttoso del 2005 lasciando attonito il mondo intero di fronte all'impotenza di un popolo abituato a convivere con la furia della natura. Sino a qui la storia nei suoi tratti più generali, poi ecco il mio umile pensiero: e se la crisi economica si potesse paragonare a Katrina!? Se l'incuria e la superficialità nell'affrontare la natura sia stata antesigne del trattamento riservato all'economia da quella fetta di capitalisti che la  consideravano quasi perfetta?

 Fuori dal Louisiana Superdome 

 Potrebbe sembrare un paragone azzardato ma credo che le scene selvagge del Louisiana Superdome possana facilmente affiancare quelle altrettanto drammatiche della Detroit attuale vera e propria città fantasma prima illustre vittima della crisi. In entrambi i casi sono cadute proprio quelle certezze a cui il popolo americano, e non solo, si aggrappava in un continuo crescendo di disordine e caos di cui oggi noi europei viviamo sempre più direttemante lo sfogo. Anche a Monaco si pensava che il Duce avesse per sempre sistemato la riottosa Germania eppure solo un anno dopo scoppiava la seconda guerra mondiale, le poche certezze che abbiamo assomigliano sempre di più ai Soldati di Ungaretti...Chi è KATRINA!?!

 Non ha bisogno di commenti 




Pirati a babordo

di Lorenzo
 
Dopo i "brillanti risultati" delle missioni anti pirateria nel corno d'Africa stavo calcolando la superficialità ed inutilità della missione stessa. Un fallimento internazionale (leggi Somalia) , distrutto da ormai decennali lotte intestine,  partorisce un fenomeno antico figlio di una politica assente che lascia colmare i propri vuoti ai signori della guerra. Ed è cosi  che, manco a dirlo,  per frenare la diga sempre più vacillante  si mette un dito sulla falla nella speranza di ritardare, e solo di ritardare si badi bene, il collasso totale perché  non esiste che un' alternativa: un intervento più radicale e dispendioso che nessuno vuole sostenere.
Scortate da poco efficienti  navi da guerra (il poco efficiente delle navi da guerra di questo mio post  è identico al poco efficiente soldato dispiegato nelle città italiane) le navi mercantili continuano a solcare l'oceano ben sapendo che la minaccia è sempre dietro l'angolo, e questo solo fino a che le missioni saranno rifinanziate. Ridicoli i nuovi "corsi di aggiornamento" che vengono impartiti agli equipaggi sempre più custodi di una diligenza in stile far west : non è addestrando i marinai all'uso di armi improprie (idranti, sistemi sonori..) che si fermeranno gli attacchi dei pirati anzi credo che questi corsi aumentino solo la possibilità di fare vittime tra gli equipaggi.
Del resto l'attacco ad una nave militare francese da rifornimento e l'attacco al mega yacht dimostrano quanto la disperazione non abbia limiti e frontiere: tutto diventa papabile nei momenti di crisi nessuno escluso. Anacronistico del resto che una delle missioni principali delle marine impegnate nel corno d'Africa sia la difesa dei convogli umanitari diretti proprio in Somalia: questo dovrebbe far riflettere sull'insostenibilità della situazione somala e non sulla presunta utilità.

La famosa immagine dell'equipaggio francese del Tanit in ostaggio.

Tutto questo mentre la popolazione somala sempre più distrutta da una lancinante guerra civile e ridotta alla fame avrebbe bisogno di ben altri tipi di attenzioni. D’altro canto basterebbe aver visto il bellissimo “Hotel Rwanda” (che consiglio vivamente a tutti i lettori ) per capire le dinamiche di intervento dei grandi della terra in queste situazioni drammatiche e  vi prego di non accusarmi di  faciloneria del paragone poichè questa è la realtà dei fatti. 
Non serve essere cinici per capire che i costi economici e umani nonché le trascorse esperienze somale (noi italiani in particolare non possiamo dimenticarne i coinvolgimenti storici e più contemporanei) impongano un seria riflessione sui metodi di intervento: ma non per questo mi voglio piegare dinnanzi ad una logica che lascia marcire la vera causa del male e che, per minor costi e dispendi di energie o voti , si limita ad un intervento chirurgico per sanare una piccola cisti non volendo accorgersi del  tumore che lo circonda. In fondo mi chiedo, la retorica della lotta contro i paesi ospitanti fanatici sovversivi  e mafie internazionali non dovrebbe proprio passare per questi “stati deboli”, che a mio giudizio suona molto meglio che stati canaglia, o no!?! E' in paesi come il Pakistan e la  Somalia che si stan giocando due partite dov' è il mondo intero ad esser schierato e non nei "conflitti iceberg" iracheni ed afgani. Saremo capaci di portare a casa almeno un pareggio ?




Bombe da bricolage
di Lorenzo

Lo spunto di questo articolo l’ho trovato leggendo l’interessante pezzo di Cremonesi sul Corriere della sera del giorno seguente all’attentato di Kabul. Si parlava delle TC-6, una delle migliori creazioni dell’industria nostrana in materia di mine anticarro: fino al 1996 prodotte a Bari (ora de localizzate in Egitto con buona pace delle lotte civili per il bando di questi ordigni) queste mine hanno la peculiarità di possedere una percentuale di metallo talmente bassa da risultare di difficile localizzazione con i classici sistemi di sminamento nonché un sistema apposito per renderle particolarmente sensibili ai tentativi di disinnesco. Insomma un vero e proprio gioiello della florida industria di armamenti italiani.
Fino a qui sembrerebbe semplicemente l’analisi di una  mina ma il giornalista del Corriere evidenziava l’aspetto “globalizzato” che le armi hanno, al pari ormai di tanti articoli di uso quotidiano, raggiunto. Sono infatti i talebani, e non solo, i maggiori clienti di queste armi  recuperate grazie alle abbondanti scorte che gli americani avevano inviato durante la guerriglia contro i sovietici *. Cremonesi aggiungeva poi come, grazie all’aggiunta di fertilizzante una mina sia diventata una vero e propria bomba bypassando il suo ruolo passivo ed aggiungendosi alla liste delle armi offensive quali i diffusissimi RPG
Ed è così che bacchette del tergicristallo, lattine e carcasse di animali diventano inneschi letali dove gli eccellenti jammer americani ( potenti disturbatori di frequenze per evitare gli inneschi con i cellulari) diventano completamente inutili se non nella caratteristica e simpatica distorsione del segnale di tutti i cellulari presenti nell’area percorsa dal convoglio. Ecco come un ipotetico strumento utile alla difesa dei convogli diventa odiato dalla popolazione locale: è anche cosi che i talebani vincono le loro battaglie.

 

 


Interessante la descrizione della mina sul sito dell’esercito inglese

 

 

Ed ecco perché la sigla IED (Improvised explosive device) non rende giustizia a questo tipo di armi. L’aggiunta di fertilizzante, l’abilità del posizionamento, lo studio imitativo ( grazie alle TC6 è difficile che i talebani usino parti metalliche nelle loro mine) sono solo alcuni dettami che la guerriglia ha imparato ad utilizzare facendo tesoro della lotta quotidiana con gli eserciti regolari. Non si tratta assolutamente di improvvisazione bensì di accurato ed ingegnoso studio militare per affrontare al meglio il divario tecnologico con le forze Nato. Vista l’importanza attuale che la linguistica e la semiotica hanno nella guerra moderna sarebbe deleterio far passare queste armi come semplici imitazioni di esplosivi proprio perché è la loro sottovalutazione ad aver creato la situazione attuale. Gli artificieri, un tempo veri e propri guru in materia ( e gli italiani su tutti essendo stato il nostro paese uno dei maggiori  produttori di mine) si sono ritrovati completamente spiazzati trovando una situazione in continua evoluzione dove l’ingegno e la fantasia umana spadroneggiano nella creazione di strumenti di morte. Non si tratta più della rilevazione di una minaccia unica ed univoca, le armi talebane sono un continuo processo di falsificazione che sfruttando la frontiera aperta con il Pakistan sa approfittare delle risorse umane pakistane (ingegneri e chimici ) in un continuo feedback tra il campo di battaglia e i produttori.

Bisogna del resto sinceramente ammettere che nonostante le industrie mondiali del settore lavori giorno e notte alla creazione di mezzi potentemente attrezzati per resistere alle deflagrazioni di queste “armi improvvisate” pochi sono i risultati ottenuti. L’ormai celebre lince ( LMV  Light Multirole Vehicle e forse questa sigla dovrebbe far riflettere di più di quel che si crede sulla sua effettiva blindatura) si è dovuto arrendere come tantissimi altri mezzi prima di lui alla potenza della primitiva tecnologia talebana. Del resto il solo fatto che questo blindato abbia la postazione del mitragliere scoperta fa amaramente sorridere: in questo senso sarebbe opportuno prendere spunto dagli israeliani che con il loro porcospino lasciano ben poco di Light nei loro prodotti militari

 

 

 

   il Lince con in evidenza l’uomo scoperto, poche sono le possibilità di salvarsi in quella posizione    

 esistono già le mitragliatrici in torretta utilizzabili dall’interno ma notevolmente più costose e pesanti…

 

 

 

Del resto, senza voler aprire una parentesi, è sempre bene ricordare che il bilancio della difesa va speso per i suoi 2/3 nelle spese per il personale: per investimenti ed esercizio rimangono solo le briciole e questi ne sono i risultati . La catena che lega le industrie alle forze armate sembra cosi interrotta proprio nel momento in cui potrebbe meglio funzionare: uscita dalle aziende, test sul campo ed eventuali upgrade e miglioramenti.

 

 

  

 (Il principio imitativo nasce proprio dalla rete, come si può ben vedere dallo spaccato di una TC6  facilmente recuperata grazie ad internet )

 

 

 

 


* I fondi di magazzino talebani sono ben forniti grazie ai rifornimenti Usa e ai ricordi lasciati dai sovietici , al loro interno troviamo anche numerose armi leggere, stinger , rpg,  diverse varietà di mine antiuomo/anticarro nonché esplosivi ovviamente di deriviaz. Condivido l’idea che molte di queste armi, stinger in primis essendo di difficile conservazioni nelle condizioni climatiche/geografiche, siano inutilizzabili ma non bisogna dimenticare l’abilità dell’uomo nell’arte dell’imitazione. Se quest’ultimo principio non vale per i tecnologici missili terra-aria l’attentato di Kabul ha dimostrato , se ancora ce ne fosse stato bisogno, che l’esperienza sul campo a reso molti contadini abili artificieri.

 

Fonti:

 





lollo monteiro claude


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