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Notizie drammatiche dal fronte
di Monteiro

In questi giorni mi sarebbe piaciuto scrivere un bell’articolo sui mondiali di calcio e sul clamoroso rigore sbagliato dal Ghana all’ultimo minuto dei supplementari contro l’Uruguay, che avrebbe spalancato le porte di una storica semfinale ai ‘brasiliani d’Africa’: sarebbe stata la prima volta in assoluto per una squadra africana!
Purtroppo però mi vedo costretto a rilanciare una notizia uscita questi giorni di soppiatto sui mezzi di informazione tradizionali italiani (con l’eccezione dell’Unità) e con più forza sui soliti siti di informazione alternativi.
Raccontavo un paio di settimane fa (vedi articolo precedente qui sotto) di come l’UNHCR sia stata espulsa dalla Libia all’inizio di giugno e di come i flussi migratori dalla Libia all’Italia si siano praticamente dimezzati dall’estate 2009, in seguito agli accordi Libia-Italia; inoltre mi chiedevo che fine avessero fatto quegli immigrati che prima tentavano la traversata del mediterraneo in cerca di fortuna (e che fino ad allora nel 50% dei casi circa, ottenevano il sacrosanto e legittimo diritto di asilo politico nel nostro paese): l’ipotesi ventilata che fossero rimasti  ‘imbrigliati’ nel girone infernale libico si sta dimostrando tragicamente reale.
Le ultime notizie infatti raccontano che a 245 rifugiati eritrei, tra cui ci sono donne e bambini, detenuti nel campo di Misrath, è stato chiesto di fornire le proprie generalità all’ambasciata eritrea. A fronte del loro rifiuto (più che comprensibile dato fuggivano dal loro paese proprio per motivi politici) è scatta la ‘punizione’ della polizia libica: trasferimento nel centro di detenzione di Sebah, nel sud Libia (in pratica in mezzo al deserto) tramite un viaggio durato 12 ore all’interno di due container in zone dove la temperatura supera i 50 gradi. Giungono poi notizie di maltrattamenti, scarsità di cibo e acqua, malattie che si diffondono rapidamente.
L’aspetto inquietante è il fatto che, come riferisce il CIR - Consiglio Italiano per i Rifugiati,  tra queste persone ci sono numerosi ‘respinti’ nel corso del 2009 dalla polizia italiana. In pratica molte delle persone che si trovano ora in prigiona a grave rischio della propria vita e con la prospettiva non edificante di essere riportati in Eritrea, avevano all’epoca tutto il diritto di essere accolti in Italia e di ottenere l’asilo politico, ma sono stati arbitrariamente e illegalmente rimandati indietro.
Mi ritrovo mio malgrado a criticare ancora il Governo Italiano nonostante non rientri nello spirito del Rospo entrare in questioni di politica interna, ma ci troviamo di fronte a fatti talmente gravi, che coinvolgono la vita stessa di centinaia di persone, che non possiamo tacere e cerchiamo di fare la nostra piccola parte per divulgare il più possibile queste notizie.

Se volete potete aderire all’iniziativa dell’Unità , trovare altre informazioni e aggiornamenti su fortresseurope, leggere l’interrogazione parlamentare di JL Touadì (a cui non ha fatto seguito nessuna risposta da parte del governo)




Giornata mondiale del rifugiato
di Monteiro

Mentre l’attenzione è tutta rivolta al Sudafrica, dove si disputano i mondiali di calcio, perlaltro, purtroppo, con scarsi risultati per le squadre africane, il problema dei rifugiati si aggrava nell’indifferenza quasi generale. Il 18 giugno si è svolta la Giornata Mondiale del Rifugiato, giusto 10 giorni dopo che la Libia aveva espulso dal paese l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR).
Sappiamo quale sia il trattamento che la Libia riserva a tutti quegli immigrati che passano di lì per cercare fortuna in Europa, oppure più semplicemente per scappare da Paesi in guerra o perchè perseguitati politicamente dal governo autoritario di turno. Per la verità lo sappiamo - in pochi - solo grazie a giornalisti/registi/persone volenterose e coraggiose che hanno documentato in prima persona gli orrori di questa moderna “tratta degli schiavi”.
Lo sappiamo grazie ad esempio al film/documentario “Come un uomo sulla terra” o ai libri/inchiesta “Mamadou va a morire” e “Il mare di mezzo”.
L’espulsione dell’Agenzia ONU dalla Libia aggrava dunque una situazione che già di per sè era insostenibile: la Libia non ha mai firmato la convenzioni internazionale sui rifugiati del 1951, perciò non riconosce il diritto di asilo a chi transita sul suo territorio. I famosi respingimenti che sono iniziati nell’estate 2009, non consentono a coloro che ne avrebbero diritto di richiedere l’asilo politico in Italia. Ma la questione è molto più grave, perchè di fatto le persone che vengono ‘respinte’ alla frontiera vengono condannate ad un destino atroce fatto di abusi, stupri, detenzione prolungata (anche anni) illegale e immotivata nelle carceri libiche, torture; non di rado tutto ciò conduce ad una morte per sete, sfinimento, malattia in carcere o in mezzo al deserto, dove le persone vengono abbandonate dalla polizia libica.
Nel 2009, dopo gli accordi tra Libia e Italia, il flusso migratorio via mare si è quasi fermato e le domande di asilo sono passate da 31.000 del 2008 a 17.000, quasi la metà, nel 2009. Ma se è evidente che non sono diminuite le persone in fuga dal proprio paese (lo si deduce dal numero sempre crescente di domande di asilo ad esempio in Francia e in Spagna), ci si chiede che fine abbiano fatto tutti coloro che fino al 2008 tentavano la fortuna via mare. Il sospetto che siano rimasti ‘imbrigliati’ nel girone infernale libico è più che fondato, come sostiene la Portavoce dell’UNHCR in Italia Laura Bobmrini, ieri al Suq a Genova proprio per parlare di questi temi.
Nel frattempo il nostro presidente del Consiglio non perde occasione per rinnovare la sua grande amicizia e ammirazione per il dittatore Gheddafi, arrivando addirittura a baciargli la mano come documentato da questa

Fonti e link per approfondire:
Come un uomo sulla terra
Fortresse Europe
Mamadou va a morire
Reuters sulla chiusura di UNHCR
Intervista a Touadi
Intervista a Laura Bombrini




La candidata Presidente della Costa d'Avorio a Genova
di Monteiro

Lo scorso mercoledi 14 aprile ho avuto l'onore e il privilegio di assistere all'incontro tra il vicesindaco di Genova Paolo Pissarello e la Prof.ssa Jacqueline Lohoues-Oble, candidata per la predidenza della Costa d'Avorio nelle elezioni che si terranno (forse) a giugno. Io facevo parte della delagazione in quanto appartenente all'associazione "Art Afric", insieme al suo fondatore Konan, che ha posto le basi per l'organizzazione dell'evento. La Prof.ssa Lohoues-Oble sta compiendo un viaggio in Italia durante il quale ha incontrato diverse personalità del mondo politico economico e culturale, ponendo le basi per una futura collaborazione tra i due paesi, nella speranza di una sua vittoria alle elezioni. L'incontro si è svolto nella sala di rappresentanza del sindaco di Genova, dove Pissarello ha accolto la candidata alla presidenza con rispetto ma anche con calore umano, dimostrando un vero interesse per le sue idee e la situazione del suo Paese. All'inizio dell'incontro si è svolto un reciproco scambio di cortesie tramite la descrizione del proprio territorio: Pissarello si è soffermato sulla situazione sociale ed economica della nostra città, la Prof.ssa africana si è presentata sottolineando il fatto di essere la prima donna a candidarsi alla presidenza del suo Paese, quindi è passata a descrivere quella che è l'attuale situazione della Costa d'Avorio, che esce da un periodo difficile causato dalla guerra civile tra il 2002 e il 2004, formalmente conclusa con un accordo di pace solo nel 2007. Si è discusso di temi come il lavoro, la cooperazione internazionale, l'immigrazione, la pace.
 
Quindi Pissarello ha cercato di fare qualche proposta concreta di collaborazione, ovviamente con l'auspicio che la candidata vinca le elezioni: collaborazione tra le università di Genova e di Abidjan per favorire scambi culturali e proporre agli studenti africani la possibilità di studiare a Genova; organizzare una visita di Jacqueline Lohoues-Oble, si spera in veste di Presidente della Costa d'Avorio, alla imminente Biennale del Mediterraneo che si terrà nella nostra città dal 29 ottobre al 7 novembre 2010.

Stasera (mercoledi 14 aprile) guardavo il tg1 e pensavo: il viaggio di Jacqueline Lohoues-Oble non sarà una notizia da prima pagina, ma se al telegiornale non perdessero tempo con con notizie assolutamente insignificanti, forse alcune informazioni apparentemente di secondo piano potrebbero trovare spazio. E la cultura italiana ne guadagnerebbe.

Invece questa sera il tg1 ha dedicato 1 minuto e 25 secondi al fatto che gli italiani utilizzano sempre di più il bancomat e le carte di credito e hanno sempre meno contanti nel portafogli (con succose interviste ai passanti del tipo "scusi quanti soldi ha nel portafogli?"), poi 1 minuto e 40 secondi alla notizia bomba che una ragazzina mandava autoscatti osè ai compagni in cambio di ricariche telefoniche, quindi 1 minuto e 30 ai ladri di carburate di Livorno, quindi 40 secondi al video su youtube che mostra dei ragazzi che con un furgone si schiantano su un'auto in sosta, poi 2 minuti dedicati doverosamente ad Olindo e Rosa, 1 minuto per dei bambini che piantano dell'insalata, 40 secondi per illustrare la ricetta di Tajani per uscire dalla crisi, poi 1 minuto e 40 secondi ad una gara su carretti e automobiline di legno, ancora 1 minuto e 40 alle cucine del futuro in mostra al salone del mobile di Vattelapesca, quindi ultimi 2 minuti dedicati ad un'interista ad un'attrice polacca: con l'occasione si vengono mostrati anche un po' di tette e culi che non guastano mai. Questi gli ultimi 14 minuti del telegiornale di stasera, a partire dal minuto 22. L'edizione integrale è visibile qui







Solo 50
di Monteiro

Il 1960 è stato un anno cruciale per l'Africa: ben 17 nazioni (16 se si tiene conto che inizialmente Mali e Senegal erano uniti) hanno ottenuto l'indipendenza dai colonialisti europei. Quest'anno si festeggiano dunque i 50 anni di indipendenza in:
1) Alto Volta, ora Burkina Faso. Indipendenza dalla Francia il 5 Agosto 1960
2) Camerun. Indipendenza dalla Francia il 1° Gennaio 1960
3) Centrafrica o Repubblica Centrafricana. Indipendenza dalla Francia il 13 Agosto 1960
4) Ciad. Indipendenza dalla Francia il 11 Agosto 1960
5) Congo o Repubblica del Congo o Congo Brazzaville. Indipendenza dalla Francia il 15 Agosto 1960
6) Congo Belga, già Zaire ora Repubblica Democratica del Congo (RDC) o Congo Kinshasa. Indipendenza dal Belgio il 30 Giugno 1960
7) Costa d'Avorio. Indipendenza dalla Francia il 7 Agosto 1960
8) Dahomey, ora Benin. Indipendenza dalla Francia il 1° Agosto 1960
9) Gabon. Indipendenza dalla Francia il 17 Agosto 1960
10) Madagascar. Indipendenza dalla Francia il 26 Giugno 1960
11) Mauritania. Indipendenza dalla Francia il 28 Novembre 1960
12) Niger. Indipendenza dalla Francia il 3 Agosto 1960
13) Nigeria. Indipendenza dal Regno Unito il 1° Ottobre 1960
14) Senegal. Indipendenza dalla Francia il 4 Aprile 1960
15) Sudan, ora Mali (da non confondersi con l'attuale Sudan). Indipendenza dalla Francia il 4 Aprile 1960
16) Togo. Indipendenza dalla Francia il 27 Aprile 1960
17) Somalia. Indipendenza dal Regno Unito il 26 Giugno 1960 (Somalia Britannica) e dall'Italia il 1° Luglio 1960 (Somalia Italiana)



50 anni non sono poi molti: il ricordo del colonialismo è vivo in tutti gli anziani di questi paesi e in generale in tutta l'Africa, visto che i movimenti indipendentisti iniziarono negli anni '50 e continuarono fino al '75 quando Angola e Mozambico divennero stati sovrani affrancandosi dall'occupazione portoghese; anche nei più giovani senza dubbio le immagini e le sensazioni di quel periodo storico sono presenti, trasmesse dalle testimonianze di chi quell'epoca l'ha vissuta. Inoltre i segni del colonialismo sono ben presenti ovunque nella vita di queste nazioni:
- gli edifici, le strade, le infrastrutture costruite dai colonialisti
- la lingua ufficiale delle nuove nazioni indipendenti, che è rimasta quella dei dominatori stranieri
- l'ordinamenteo politico e giudiziario, le istituzioni scolastiche, l'organizzazione dello stato sono state ereditate dalle potenze colonizzatrici europee.

50 anni non sono poi molti per un popolo per elaborare un trauma così pesante come il fatto di essere soggiogati da una nazione straniera per più di un secolo. In molte nazioni, in occasione dei festeggiamenti, si stanno organizzando dibattiti e convegni proprio su queste tematiche; il rospo cercherà di seguire queste vicende per offrirvi come sempre il suo personale punto di vista.

In Italia purtroppo questi argomenti di discussione sono completamente dimenticati, anzi chiedo proprio ai lettori, quanti di voi erano a conoscenza di questa importante ricorrenza? Io l'ho saputo per caso naturalmente tramite internet.

Segnalo infine un sito interessante, francese ovviamente, in cui si fa una disamina degli stati africani francofoni che festeggiano quest'anno i 50 anni, attraverso il racconto di vicende personali.




Welcome in France!
di Monteiro

Ultimamente mi è capitato per ben tre volte di imbattermi in informazioni riguardanti la gestione dell'immigrazione in Francia.



1) Un amico Ivoriano mi ha raccontato che un conterraneo che vive in Francia gli ha descritto una condizione di vita per gli immigrati irregolari molto più difficile rispetto all'Italia, non tanto a causa  leggi più severe (per un'analisi delle norme sull'immigrazione in Francia leggere qui), quanto per il fatto che là vengono veramente fatte rispettare.

2) Nel film "Welcome", di cui consiglio vivamente la visione, viene presentata una situazione davvero difficile da credere in un paese come la Francia. Il film è ambientato a Calais, territorio "di frontiera" in quanto punto di partenza per il viaggio verso l'Inghilterra: questo può spiegare in parte l'esasperazione di alcuni comportamenti; tuttavia accadono episodi inquietanti come il divieto per un gruppo di immigrati di entrare in un supermercato, l'arresto di un uomo reo di aver ospitato in casa un clandestino, la volontà della polizia di fermare un gruppo di volontari che tutte le sere prepara un pasto caldo per gli immigrati, perché in questo modo incentiverebbero l'arrivo di altri stranieri in città.

3) Mi sono imbattuto in questo articolo che, parlando dello sciopero degli stranieri organizzato il 1° marzo, ha sottolineato come in Francia esista un dibattito sull'identità nazionale; vengo quindi ha sapere che nel 2007 Sarkozy ha creato il ministero per l'Immigrazione, Integrazione, Identità nazionale e Sviluppo solidale. Addirittura esiste un apposito sito internet creato dal governo, http://www.debatidentitenationale.fr/, dove si dibatte della questione.
Da un lato trovo interessante che venga proposto ai cittadini un luogo dove ognuno può dire le propria e su un argomento così importante, dall'altro mi spaventa un po' questa paura di perdere la propria identità nazionale, che può portare a sentimenti di chiusura e intolleranza verso lo straniero. Ecco il pensiero di Sarkozy sull'argomento: “I popoli d’Europa sono accoglienti, tolleranti, è nella loro natura e nella loro cultura. Ma non vogliono che il loro quadro di vita, il loro modo di pensare e di relazioni sociali siano denaturati. E il sentimento di perdere la propra identità può essere una causa di profonda sofferenza. La mondializzazione contribuisce ad avere questo sentimento”.

Purtroppo in Italia siamo impegnati in ben altri dibattiti che spesso hanno ben poco a che fare con la Politica (con la P maiuscola), speriamo che si torni presto e senza traumi ad una situazione di normalità, anche se i segnali in questo senso sono decisamente negativi.




Pensieri e parole sull'Africa
di Monteiro

Cari lettori del Rospo, mi è venuta voglia di tornare a spiegare perchè sono così "fissato" con l'Africa. Partiamo da un discorso strettamente geografico: gli Africani sono i nostri vicini di casa molto di più degli Americani, dei Giapponesi,  dei Cinesi e degli Australiani. perchè allora nelle nostre mappe mentali a sud del Mediterraneo campeggia ancora la scritta "Hic sunt leones"?

 
Di ciò che accade dall'altra parte dell'oceano Atlantico conosciamo tutto, addirittura nei telegiornali nostrani ci propongono la cronaca della finale del superbowl, quando presumo che la maggior parte degli italiani (io compreso) non sappia nemmeno le regole del football americano né abbia mai avuto occasione di vedere un incontro di questo strano sport.
Invece la nostra conoscenza dell'Africa si basa quasi esclusivamente su stereotipi: i bambini con la pancia gonfia, le capanne di fango e paglia, le donne con le caraffe d'acqua in testa, i tramonti mozzafiato e i safari. Tutte immagini assolutamente reali ma non esaustive di un continente che racchiude in sè realtà molto diverse.
Ma perchè dovremmo iniziare a volgere il nostro sguardo verso sud distogliendolo gradualmente dagli USA, che per troppo tempo hanno egemonizzato la nostra cultura? Ecco alcune ragioni, secondo la mia personalissima opinione:
- Immigrazione: come possiamo affrontare il tema dei migranti se non sappiamo nulla dei loro paesi di origine o peggio conosciamo solo degli stereotipi limitanti. La conoscenza reciproca è il primo e fondamentale passo per la convivenza pacifica e l'integrazione.
- Crescita economica: come ho già avuto modo di sottolineare, l'Africa è un enorme potenziale mercato per tutti noi. Se l'Europa aiuta gli stati africani a far partire le lore economie, gli scambi commerciali che ne derivano possono provocare un circolo virtuoso che produrrebbe ricchezza per entrambi. Ma come si può dare il via a questo sistema? A mio parere la ricetta è una sola: l'europa (a naturalmente tutte le altre potenze economiche mondiali, prime fra tutte le multinazionali americane) deve smettere di sfruttare l'Africa.
Lo sfruttamento delle risorse, tra cui il petrolio, i diamanti, il cacao, il caffè o il famoso coltan, componente essenziale per i cellulari, infatti non solo genera povertà, ma richiede anche il controllo politico degli stati. E' chiaro che un governo democraticamente eletto non accetterebbe mai di svendere le proprie risorse ad un'impresa o una nazione straniera. Perciò è molto più vantaggioso per gli sfruttatori favorire l'insediamento di un governo corrotto e magari semi-dittatoriale, oppure finanziare guerre, ribellioni, colpi di stato, sfruttare motivazioni ideologiche, religiose o etniche per favorire la nascita di conflitti e destabilizzare intere aree. In questo modo le aziende straniere riescono ad operare liberamente sul territorio, anche a discapito delle leggi internazionali (si veda il caso della pratica del "gas flaring" in Nigeria da parte di compagnie petrolifere tra cui l'Eni; esso consiste nel bruciare sul posto i residui di gas prodotti durante l'estrazione del petrolio, provocando gravi danni per l'ambiente e la salute degli abitanti).
Rompere queste catene libererebbe le energie presenti nel continente più povero ma con più potenziale al mondo. 




Immigrazione e politica
di Monteiro

Non voglio parlare del Berlusconi politico nè tantomeno del Berlusconi uomo, non è nello spirito del Rospo entrare nelle vicende strettamente politiche del nostro Paese. Voglio solo prendere spunto da questa dichiarazione del Berlusconi Presidente del Consiglio per fare una riflessione su come viene percepita l'immigrazione in Italia.



Viene invocata ancora una volta l'equazione "clandestino=criminale". Anzi nella fattispecie il Presidente del Consiglio calca la mano inserendo nel gruppo di coloro che sarebbero in qualche modo più propensi a effettuare azioni illegali tutti gli "extracomunitari". Affermazione che ha lasciato perplessi molti compreso il Vaticano che ha subito reagito duramente affermando che italiani e stranieri delinquono allo stesso modo.
Che intendesse dire stranieri, extracomunitari o clandestini, il risultato non cambia: un'affermazione del genere da parte di una delle più alte cariche dello stato non fa che alimentare la diffidenza tra italiani e stranieri e va contro ogni logica di integrazione che è l'unica strada, pur difficile e ricca di ostacoli, che può portare ad una convivenza civile fra i popoli.
Affermare che l'extracomunitario è più propenso a delinquere dell'italiano ha un certo sapore razzista-xenofobo, ma soprattutto costituisce un clamoroso falso in quanto le statistiche indicano che l'aumento degli stranieri in Italia non è coinciso con un aumento della criminalità. [purtroppo ora non riesco a trovare le suddette statistiche ma appena le avrò a disposizione aggiornerò l'articolo n.d.a.] Ecco un grafico significativo che mette in evidenza la correlazione tra criminalità percepita e mass media.
Il secondo invece confronta l'informazione italiana con quella degli altri paesi europei. A voi le conclusioni!

Risulta invece paradossalmente vera l'affermazione che il clandestino commette più crimini della media: infatti il clandestino è diventato a tutti gli effetti "fuori legge" per il solo fatto di esistere, di vivere, respirare, camminare sul suolo italiano. La pena prevista per chi viene trovato senza permesso di soggiorno è una multa da 5.000 a 10.000 euro, sarebbe interessante andare a vedere quante di queste multe sono state pagate, da persone che presumibilmente non possiedono quasi nulla ed alle quali, in ogni caso, proprio per la loro condizione di irregolarità, è impossibile imporre una qualsiasi forma di recupero crediti (trovo difficile che un immigrato senza permesso di soggiorno abbia un conto in banca, o possieda un'auto o un appartamento!).




Forza Africa
di Monteiro

Nel 2009 abbiamo avuto la gradita sorpresa dell'elezione di un nero alla Casabianca, oltretutto diretto discendente di africani visto che suo padre è emigrato negli USA dal Kenya e sua nonna vive tuttora nel Paese africano.
Il 2010 è l'anno dei mondiali di calcio in Sudafrica e sarà un evento importantissimo per tutto il continente. Infatti una manifestazione così seguita in tutto il mondo è in grado di dare una forte spinta economica al paese ospitante, ma anche un'immagine nuova, moderna dell'intera Africa.

Potrebbe essere anche l'anno in cui una squadra africana vince il campionato del mondo? Alcuni inseriscono la Costa d'Avorio di Didier Drogba tra le favorite del torneo, ma ricordiamo anche le altre squadre africane in gara: Sudrafrica, Ghana, Nigeria, Camerun e Algeria.

Qualche segnale positivo arriva dunque per il continente più povero e disgraziato del mondo, pur nel mezzo di una crisi che ha aggravato ulteriormente situazioni economiche e sociali già disastrose; sono convinto che è in atto un cambiamento epocale di mentalità che vede gli africani vogliosi di affrancarsi dalle situazioni di miseria in cui sono cresciuti. Hanno tutte le carte in regola per risollevare le sorti dei loro paesi: profonde radici culturali, entusiasmo, desiderio di mostrare al mondo le proprie potenzialità, risorse di ogni tipo, dal petrolio ai minerali ai prodotti agricoli.
Eventi come l'elezione di Obama e l'organizzazione dei campionati mondiali sono fondamentali per la formazione di una coscienza collettiva che deve portare i popoli africani a non accontentarsi più di essere delle colonie o dei protettorati di potenze occidentali (e ultimamente orientali con l'imperioso ingresso della Cina negli affari africani), a non accontentarsi più di ricevere le briciole degli aiuti degli organismi internazionali, a non accontentarsi più di essere governati da democrazie corrotte e semi-dittatoriali.
Dopo la tratta degli schiavi, il colonialismo, la sudditanza politica ed economica, è giunto il momento di sollevare la testa per assumere un ruolo di primo piano sulla scena internazionale.

Allora quest'estate tifiamo tutti "forza Costa d'Avorio!" e "forza Africa!" per un futuro migliore!



Invito ad una serata "diversa"
di Monteiro

Da sabato 9 gennaio a venerdi 15 il gruppo di volontari storicamente denominato "Giorgio C. e gli amici di Pegli" farà il suo turno al dormitorio per stranieri di via S. Bernardo a Genova. Data la cronica scarsità di volontari, tanto che a stento si riescono a coprire tutti i turni, vorrei invitare i lettori del Rospo a provare questa esperienza. La mia proposta, per chi ne avesse voglia, è di dare una mano nell'accoglienza serale, impegno che richiede la presenza al dormitorio dalle 19 alle 22.

Più avanti descriverò per sommi capi come si svolge il turno, ora vorrei solamente soffermarmi sul perchè lo faccio. Il concetto è molto semplice, io entro là dentro per donare qualche cosa (piccolissima cosa, sostanzialmente qualche ora del mio tempo) ed esco fuori che sono più ricco di prima; sono arricchito dai volti che ho incontrato, dagli sguardi, dai gesti, dalle parole di persone che sono lontane da casa, magari sofferenti, magari in difficoltà, ma che quasi sempre (ovvio non sempre) trasmettono valori positivi. Ecco un articolo scritto sul mio blog lo scorso anno a proposito del dormitorio.

In breve il turno si svolge così: inizia intorno alle 19 (potrei sbagliarmi leggermente con gli orari a causa della mia pessima memoria) quando si accolgono gli ospiti. Sono persone straniere che hanno diritto a restare a dormire lì per 5 settimane in un anno, lo scopo infatti è fornire una prima accoglienza a coloro che arrivano e permettergli nel frattempo di trovare una sistemazione migliore e magari un lavoro (cosa assai difficile di questi tempi!). Quindi si prepara il tè e qualcosa da mangiare agli ospiti, mentre si lavano e si preparano per dormire. Fino alle 21.45 si rimane con loro a chiacchierare: questa è certamente la parte più interessante del servizio poichè si riesce a stabilire un contatto diretto con le persone presenti. Entro le 22 il servizio di chi rimane solo per l'accoglienza termina, mentre coloro che si fermano per a notte (ci devono essere almeno 2 volontari ogni notte), dormono nelle apposite brande al piano di sopra, per poi alzarsi al mattino alle 6 (certamente la cosa più faticosa!), preparare e servire la colazione agli ospiti ed uscire intornoalle 7.30, giusto in tempo per arrivare in orario sul posto di lavoro!

Ancora un paio di precisazioni: il dormitorio è riservato ai maschi, di conseguenza i volontari per la sera e la notte devono essere maschi, ma esiste anche il servizio di pulizia e riordino effettuato dalle donne al mattino. Il servizio si regge esclusivamente sul volontariato.
Io sarò di turno lunedi, giovedi e forse un altro giorno da stabilire, chi fosse interessato o volesse altri dettagli mi contatti a monteiro@ilrospo.it 


via di San Bernardo nel centro storico di Genova



2012
di Monteiro

Visto il periodo di feste voglio trattare un argomento decisamente leggero. Sono stato a vedere il film "2012": non di certo un capolavoro, ma può essere gradevole da vedere al cinema per chi ama gli effetti speciali. Discutibile sotto molti aspetti, a cominciare dal fatto che il destino del mondo viene deciso dai "G8" senza quasi considerare l'opinione di tutto il resto del mondo. Sconsiglio la lettura a chi avesse intenzione di andarlo a vedere, anche se la trama è abbastanza nota a tutti...
La terra subisce una serie di devastazioni che provocano il completo allagamento dei continenti e la totale distruzione dell'umanità, tranne quelle poche persone che hanno la fortuna di imbarcarsi sulle "arche" costruite per l'occasione. Nel finale si scopre però il continente africano, avendo subito notevole innalzamento (se non sbaglio fino a 8.000 s.l.m.) si è parzialmente salvato dalle inondazioni, quindi diventerà il luogo ideale per la rinascita dell'umanità.
Ecco che metaforicamente l'Africa diviene il luogo dove la razza umana rinasce a nuova vita, decine di migliaia di anni dopo la sua comparsa sulla terra ancora una volta in Africa. Se davvero il 2012 sarà un anno di grandi cambiamenti sulla terra, auguriamoci che lo spirito africano abbia, e sarebbe la prima volta nella storia, un ruolo prioritario nella definizione degli equilibri mondiali.






Immigrati contro la camorra
di Monteiro

Ho già avuto la fortuna di ascoltare Roberto Saviano dal vivo al teatro Modena l'anno scorso e di apprezzarne l'eccellente oratoria. Questa sera (*), nella puntata speciale di "Che tempo che fa" di Fabio Fazio, ha tenuto banco per quasi due ore, interrotto solo dai pochissimi interventi del conduttore; ha narrato storie diverse, ambientate in posti lontanissimi tra loro, ma con un filo conduttore che le lega: la persecuzione subita da scrittori, giornalisti, artisti per aver raccontato verità scomode.
L'Africa era presente in due racconti: una riguarda la vita e soprattutto la morte dello scrittore e attivista nigeriano Ken Saro Wiwa, figura che meriterebbe un approfondimento, magari in un prossimo articolo. La seconda è una vicenda italiana i cui protagonisti sono immigrati africani.
L'intera incredibile storia di Castelvolturno e della sua comunità di immigrati africani è stata ampiamente raccontata da Saviano durante la puntata, ma gli stessi concetti si trovano in altri discorsi delle scrittore reperibili su internet (ad esempio in questo video). In breve la vicenda è questa: Castelvolturno, piccolo comune del casertano, subisce negli anni '80 uno sviluppo edilizio abnorme e dissennato, che porterà ad un boom demografico costituito soprattutto da immigrati extracomunitari, in particolare di origine africana, che si insediano nel paese sfruttando le abitazioni vuote che vengono svendute a prezzi stracciati oppure semplicemente occupate. Il 18 settembre 2008 la camorra, nell'effettuare un regolamento di conti, uccide, oltre alla vittima predestinata, sei innocenti immigrati africani (Ghana, Togo, Liberia) che per puro caso si trovavano sul posto; si compiva così quella che è rimasta famosa come "la strage di Castelvolturno".


Ma ancora più famosa è stata la manifestazione con cui la comunità africana, il giorno dopo, ha voluto far sentire la sua voce contro la camorra, chiedendo che gli assassini venissero consegnati alla giustizia. Una manifestazione rabbiosa, a tratti anche violenta, con cassonetti incediati e auto distrutte, che rappresenta un fatto quasi unico nel panorama italiano. Infatti ricorda Saviano che le uniche grandi manifestazioni contro le mafie organizzate negli ultimi vent'anni sono quelle di Rosarno del dicembre 2008 e quella di Castelvolturno. Fa riflettere proprio il fatto che mentre gli italiani sembrano quasi assuefatti a certi tipi di crimini, basta vedere il famoso video dell'omicidio di Napoli, gli immigrati dimostrano una grande vitalità, una voglia di cambiare le cose, di ribellarsi con forza alle ingiustizie subite. Forse è stata proprio la fatica e i disagi che hanno dovuto sopportare per raggiungere questa terra e per ottenere un minimo di stabilità che li spinge a lottare strenuamente in difesa dei propri diritti così duramente conquistati, seppur così fragili. Vogliamo unirci a loro nella lotta per i nostri diritti di cittadini e per i loro diritti di immigrati e di persone umane?



(*) Articolo scritto l'11 novembre 09



Noi e l'Africa nella crisi economica internazionale

di Monteiro

Si è svolta venerdi scorso 4 dicembre la conferenza dal titolo "Noi e l'Africa nella crisi economica internazionale" con la partecipazione del deputato italiano di origine congolose Jean Leonard Touadi e della giornalista Anna Pozzi. Riporto qui gli appunti presi durante l'intervento di Touadi, che, partito dalla crisi economica, si è inevitabilmente spostato verso la situazione degli immigrati in Italia, non risparmiando parole forti di critica verso alcune iniziative del governo. Ecco dunque il resoconto, spero di essere stato sufficientemente preciso nel prendere appunti!
  • Crisi economica e Africa: il numero di ottobre della rivista Limes contiene un dossier su questo tema, curato da T. Molti pensavano che il continente africano non sarebbe stato toccato dalla crisiinternazionale, invece è stato duramente colpito perchè:
    • negli ultimi anni la crescita economica è stata molto forte, fino a superare il +5% di crescita annua del PIL. Però il Pil è rappresentato per più del 50% dal settore energetico, che non ha quasi influenza sul teore di vita delle persone: il petrolio infatti viene esperato all'estero senza produrre ricchiezza per la popolazione. Inoltre buona parte della crescita economica media del continente è in realtà frutto di poche economie forti quali il Sudafrica, mentre ci sono stati del Sahel (la zona a sud del Sahara) in cui, se non si considera il settore energetico, la variazione del PIL è stata addirittura negativa.
    • Nel 2009 le previsioni danno una crescita del PIL africano di appena il 2,6%; questo significa un drastico crollo nelle economie forti, un disastro in quegli stati che erano in difficoltà prima, tenendo anche conto del fatto che la crisi economica ha fatto seguito ad una grave crisi alimentare.
  • Nel corso del 2009 la popolazione africana ha superato il miliardo. 55 milioni di africani, a causa della crisi, entreranno a far parte del "pianeta dei naufraghi", coloro che sono talmente poveri che non possono nè consumare nè produrre, quindi totalmente inutili dal punto di vista degli economisti.
  • Tutto ciò non potrà che portare a situazioni di grave instabilità e violenza.
  • Gli anni '90 sono stati per l'Africa anni di grandi speranze, trascinati dal vento di libertà del nuovo Sudafrica libero e democratco. Sono stati anche anni di guerra e violenza con i grandi genocidi in Rwuanda, Angola, Liberia, Sierra Leone ecc. Tutto questo è passato: ora comandano le democrazie autoritarie o ereditarie, dove le aristocrazie locali controllano tutto e tutti, persino le ONG straniere, che per ottenere il permesso di operare in certi stati, devono scendere a patto con i dittatori o pseudo dittatori del posto.

RESPINGIMENTI

  • Dalla situazione africana a quella italiana il passo è breve. E' evidente che c'è un legame indissolubile tra condizioni di vita nei paesi di origine e i flussi di immigrazione verso l'Europa. I respingimenti non aprono solo un problema giuridico di diritto internazionale, ma avrebbero dovuto provocare un forte dibattito sulle questioni umanitarie e sulla cooperazione. L'Italia disattende da anni le promesse, che puntualmente rinnova, come nel recente G8 a L'Aquila, sull'entità del denaro da destinare alla cooperazione (su questo tema avevo già scritto qualcosa nel mio blog).
  • Non c'è futuro per l'Europa se non si affronta seriamente questo problema nella sua globalità, a partire dai "fattori di espulsione", ovvero i motivi per cui gli africani lasciano il loro paese per cercare fortuna altrove.
  • Infine Touadi ha pronunciato parole pesanti e consapevoli verso la situazione italiana, definendo il nostro uno stato RAZZISTA che si avvicina al regime dell'APARTHEID sudafricano.



A proposito di valori

di Monteiro

Ecco una parola che ricorre spesso: valori. Crisi dei valori, non ci sono più i valori di una volta, la nostra società è priva di valori.
Proviamo a passare dalla teoria alla pratica, con un esempio a mio parere molto significativo. Qualche anno fa mi trovavo a Genova alla Loggia di Banchi per la presentazione di un libro dello scrittore e giornalista (ultimamente anche politico) J.L. Touadi, quando egli stesso narrò un episodio che è rimasto impresso nella mia pur labile memoria (e prego Touadi di correggermi se gli capitasse di leggere questo brano e vi trovasse delle incongruenze). Touadi raccontava che qualche tempo prima lui, ormai affermato giornalista in Italia e quindi con una certa disponibilità economica, ha inviato a sua madre nel suo villaggio di origine in Congo una somma di denaro allo scopo di permetterle di comprarsi le medicine necessarie alla cura della sua salute.
Qualche tempo dopo, per telefono, ha chiesto a sua madre se avesse ricevuto i soldi e acquistato i medicinali; ella gli ha risposto di averli ricevuti, ma di averli spesi tutti per preparare una grande festa e buon pasto per tutte le sue amiche del villaggio. Al che J.L. si alterò leggermente, dimenticando per un attimo le sue radici e ragionando come un perfetto occidentale, ma la madre subito lo rimproverò spiegandogli il motivo del suo gesto: le medicine la avrebbero sì aiutata, ma in modo limitato nel tempo; le amiche, al contrario, sarebbero sempre state al suo fianco in caso di bisogno.
Questo modo di ragionare trova riscontro nell'italianissimo proverbio "chi trova un amico trova un tesoro", che ci rimanda ad una saggezza antica e forse in parte dimenticata.



Africa perché?

di Monteiro

Internet è un  grande contenitore, una cornucopia, ci puoi trovare di tutto. Ci trovi anche l'Africa, naturalmente. Ci sono innumerevoli siti che parlano di Africa, che si occupano di Africa, che danno informazioni sull'Africa; allora perchè uno in più? Io dico: perchè no? Numericamente l'Africa è perdente in moltissimi campi: economico, prima di tutto, sportivo, anche se in moltissime discipline gli atleti migliori sono proprio di origine africana ( lo si intuisce dalla carnagione predominante nella finale olimpionica dei 100, in una partita di calcio Francia-Inghilterra o nella finale dell'NBA), tecnologico, e in questo campo includiamo anche la diffusione e l'utilizzo di internet. Si noti come abbia inserito in questo elenco alcuni dei valori che noi occidentali sembra teniamo in maggiore considerazione: i soldi (ebbene si, qualcuno si stupisce?), lo sport (inteso come intrattenimento, soprattutto visto passivamente in tv e soprattutto il calcio... tutti sanno qual è i quotidiano più venduto in Italia), il progresso tecnologico che, apparentemente, ci semplifica e migliora la vita.

Forse se chiedessimo ad un africano di elencare la sua scala di valori ci sorprenderebbe con concetti che appaiono antiquati: la famiglia? I rapporti interpersonali? La spiritualità? Oppure al primo posto troveremmo sempre i soldi? Nel mio viaggio in Senegal di due anni fa mi hanno colpito le scritte sui muri: nessun riferimento alla politica o al calcio, ma piuttosto ad Allah e Maometto... come se sui nostri muri invece di "Juve m***" trovassimo scritto "Viva Gesù" o "Dio è grande", sarebbe un bel passo avanti, non credete?

Torniamo dunque alla nostra rubrica sull'Africa: una in più per riequilibrare lo sbilanciamento mediatico che vede l'Africa completamente dimenticata nei circuiti dell'informazione internazionale (e in modo particolare italiana). Una in più per aggiungere qualcosa di nuovo, uno sguardo del tutto soggettivo frutto di esperienza e conoscenza personali. Con la speranza di fare anche in questo modo la mia piccola parte nella costruzione di un mondo migliore.



lollo monteiro claude


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